3-4-5-6 Aprile 2015: T.A.Z. ANTIFASCISTA – ANTICAPITALISTA

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“Siamo noi che viviamo nel presente condannati a non sperimentare mai autonomia, a non stare mai per un momento su di un pezzo di terra dominato solo dalla liberta? Siamo costretti o alla nostalgia del passato o a quella del futuro? Dobbiamo attendere che il mondo intero venga liberato dal controllo politico prima che anche uno solo di noi possa dire di conoscere la libertà? Logica ed emozione si uniscono nel condannare una tale supposizione.”
(T.A.Z.: The Temporary Autonomous Zone – Hakim Bey – 1991)

ZONA TEMPORANEAMENTE AUTONOMA ANTIFASCISTA-ANTICAPITALISTA
[Dal 3 al 6 aprile 2015]

WORKSHOP – ASSEMBLEE – PROIEZIONI – MUSICA – CREATIVITA’ – AUTOPRODUZIONE

COMUNICATO POST-TAZ

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Il termine T.A.Z. inizia a circolare molto più che in passato, usato spesso impropriamente da chi non ne conosce il reale significato, ma lo adopera semplicemente come dicitura nuova e alternativa per altri tipi di situazione.”La TAZ, da semplice comodo provvisorio acronimo, è diventata un alibi per l’assenza di strategia e abbonda oggi sulla bocca dei trendies e dei mediatisti”.

Cos’è quindi una T.A.Z.? Come si struttura?

Difficile, se non impossibile, rispondere a queste domande in un modounivoco! Ma se non possiamo definire la forma e la struttura di una Zona Temporaneamente Autonoma, possiamo sicuramente definire quali sono le premesse, le idee e gli obiettivi che queste situazioni possono avere. Autogestione, partecipazione, autoproduzione e DIY, antifascismo, anticapitalismo, emancipazione dal ruolo di spettatore-consumatore, antagonismo al sistema, socialità libera e controcultura nel contesto di uno spazio riappropriato. Questi sono sicuramente degli elementi fondamentali per realizzare unaT.A.Z. oggi… ed è quello che intendiamo fare.

“Definire una TAZ non è semplice, visto che la sua nascita come dirompente intuizione politica parte proprio dall’esigenza di spiazzare, depistare, confondere, i media capitalisti. Quegli stessi sempre prontia gettarsi avidamente su ogni manifestazione di socialità non omologata per normalizzarla, trasformandola in puro trend, in moda assolutamente innocua rispetto allo status quo. (…) Una TAZ può apparire, e rapidamente dissolversi, sulla rete Internet come in un Centro Sociale Occupato, in una comunità di agricoltori biologici come fra gli squatter di una metropoli. È temporanea per nonessere distrutta o normalizzata, ma anche scelta ideologica di rinuncia al confronto diretto col Capitale. Una contrapposizione considerata perdente in partenza, vista la sproporzione delle forze in campo. (…) Una scelta politica, quindi, ma che allo stesso tempo rifiuta la politica com’è comunemente intesa, quale pratica specialistica d’interazione col tessuto sociale che ci circonda. Nelle TAZ questo tessuto è ricostruito su basi del tutto nuove, e con la presunzione di non ricreare all’interno di esse le medesime logiche di dominio e di gerarchia che sottintendono la società capitalistica da cui ci si è allontanati.”

Vogliamo costruire una situazione di libera partecipazione dove realtà e individui che vivono quotidianamente lotte, percorrono movimenti, praticano alternative, boicottaggio e sabotaggio, possano incontrarsi, confrontarsi, divertirsi e vivere temporaneamente insieme.

Non ci importa di proporre un certo genere musicale piuttosto che un’altro, non ci importa di definire quali attività verranno svolte… questo lo deciderà chi vivrà la T.A.Z. in un contesto di autogestione in cui l’unico orientamento è “porta e organizza ciò che ti piacerebbe che ci fosse”.

Rete A@H

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COMUNICATO POST-TAZ

 

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